domenica 14 marzo 2010

SOSTIENE PEREIRA

SOSTIENE PEREIRA
Antonio Tabucchi
Testo selezionato Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, Feltrinelli, Milano 2005, pp. 7-8
Lettura testo "Apparizione di Pereira" da Antonio Tabucchi, Autobiografie altrui, Feltrinelli, Milano 2003, pp.45-48
Visione scene film, Sostiene Pereira, regia di Roberto Faenza, co-produzione Italia-Francia-Portogallo, 1995
I – INTRODUZIONE
1. Inquadramento
È un brano tratto da un romanzo di Antonio Tabucchi dal titolo Sostiene Pereira, pubblicato per la prima volta nel 1994. Sostiene Pereira è il romanzo che ha imposto il talento narrativo di Tabucchi al grande pubblico, conquistando anche i più prestigiosi riconoscimenti della critica. Tradotto in ben 22 lingue, vincitore del Premio Campiello, del Premio Viareggio, del Prix Européen "Jean Monnet", il testo rappresenta a pieno titolo uno degli esempi più originali, innovativi e meritevoli della letteratura italiana contemporanea.
Il nostro brano è stato tratto dall’edizione del 2005, Feltrinelli Editore, Milano pp.7-8.

II – IL ROMANZO

1. Contenuto
Pereira è un anziano giornalista portoghese che, dopo anni trascorsi a scrivere di cronaca, passa a curare con grande passione la rubrica letteraria del “Lisboa”. Pereira vive una vita monotona, ma non noiosa, diviso tra il giornale, una dieta fatta di troppe limonate, lunghe chiacchierate con la fotografia incorniciata della moglie deceduta, ed il pensiero ossessivo della morte. Poco importa che il Portogallo, il paese in cui vive, è nel pieno della dittatura di Salazar, che applica una severa restrizione della libertà, soprattutto per la stampa. Pereira continua la sua vita, occupandosi soltanto di letteratura, per altro francese, e sembra non avere alcun interesse per le sorti del mondo che ha inconsciamente tagliato fuori dalla sua vita. Ma l’attualità dei fatti entra lentamente nella quotidianità di Pereira quando, dopo aver letto un articolo tratto dalla testi di laurea del giovane Monteiro Rossi, egli lo chiama per offrirgli un periodo di prova come suo aiutante. Il giovane dovrà preparare dei “coccodrilli”, articoli giornalistici in cui si decanta la vita di personaggi famosi, pronti ad essere pubblicato nel caso di una loro imminente dipartita. Un incarico semplice, una sorta di moderno tirocinio per insegnare il mestiere al giovane Rossi. Il ragazzo, però, è uno spirito irrequieto e i suoi articoli sono troppo accesi per i gusti di Pereira, soprattutto quello in cui Rossi, contravvenendo alle indicazioni, scrive il coccodrilli di Gabriele D’Annunzio, criticandone aspramente la sua adesione al fascismo. Trascinato dalla preoccupazione per il giovane Rossi, che Pereira vede come il figlio che non ha mai avuto, il protagonista del libro si avvicina pericolosamente all’azione rivoluzionaria. Suo malgrado, Pereira è costretto a fare i conti con una realtà che aveva tenuto fuori dalla sua vita per troppo tempo, rendendosi conto di come la dittatura fosse morbosamente presente anche nelle sue decisioni. Sarà l’incontro con il dottor Cardoso (e con la sua teoria della confederazione delle anime) a fargli prendere coscienza della necessità di agire contro la dittatura. Dopo aver assistito alla morte violenta di Monteiro Rossi per mano della Polizia Segreta di Stato, Pereira decide di pubblicare sul giornale un feroce articolo di critica nei confronti del regime. Dopo, temendo le inevitabili conseguenze, fugge all’estero dove continua la sua vita da intellettuale.
2. Ambienti
La storia si svolge in Portogallo, quasi prevalentemente a Lisbona, fatta eccezione per alcuni piccoli viaggi del dott. Pereira, come quando si reca per esempio alla clinica di talassoterapia nei pressi di Coimbra. Gli ambienti in cui si muove il nostro personaggio sono descritti in modo abbastanza preciso ma non dettagliatissimo. Sappiamo per esempio che il dott. Pereira lavora come responsabile della pagina cultura del Lisboa in un piccolo studio mal arredato e desolato, con un vecchio ventilatore che dovrebbe in teoria rinfrescare le sue giornate e con la sola compagnia della foto della moglie morta che l’accompagna dovunque e alla quale parla quotidionamente, raccontadole tutto quello che gli succede.
3. Contesto Storico
La storia si svolge nell’agosto del 1938, un caldo e torrido agosto. Durante tale periodo il Portogallo viveva sotto il regime salazarista, una dittatura di tipo clerico-fascista che rimase al potere durante più di 50 anni. Si tratta di una dittatura molto dura e repressiva che ha soffocato qualsiasi tipo di libertà di espressione, controllando in modo particolare la stampa. Il regime si avvaleva del supporto della Polizia Politica Segreta (creata nel 1933, la PIDE), che sopravvisse alla morte dello stesso Salazar. Durante l’anno in cui si svolge il romanzo in questione, in Spagna si vivevano gli orrorri della guerra civile, che si concluse con la vittoria delle truppe franchiste.

4. Personaggi
· Pereira
Secondo quanto ci riferisce lo stesso autore in una nota a fine testo, il dottor Pereira gli apparve per la prima volta in una sera di settembre del 1992. A quell’epoca Pereira era ancora qualcosa di vago, non ben definito, alquanto sfuggente: si trattava solo “di un personaggio in cerca d’autore”, un personaggio che aveva voglia di essere il protagonista di un libro. Tabucchi l’accolse con affetto e poco a poco il personaggio andò formandosi: si trattava di un uomo sulla sessantina, vedovo, cardiopatico e infelice. A questo personaggio Tabucchi diede il nome di Pereira e questo per due motivi: “in portoghese Pereira significa albero del pero, e come tutti i nomi degli alberi da frutto è un cognome di origine ebraica, cosi come in Italia lo sono i nomi di città. Con questo volli rendere omaggio a un popolo che ha lasciato una grande traccia nella civiltà portoghese e che ha subito le grandi ingiustizie della storia. Ma c’era anche un altro motivo, questo di origine letteraria, che mi spingeva verso questo nome: un piccolo intermezzo di Eliot intitolato What about Pereira? In cui due amiche evocano, nel loro dialogo, un misterioso portoghese chiamato Pereira, del quale non si saprà mai niente”
Durante la lettura del libro si delinea poco a poco il personaggio di Pereira e di lui riusciamo ad avere sempre più informazioni, anche se molto altri aspetti ci restano sconosciuti, come per esempio: qual è il nome di battesimo del dott. Pereira? Fisicamente, sappiamo che si tratta di un uomo grasso e con problemi di salute. Pereira è cardiopatico e dovrebbe cercare di seguire una dieta, che in realtà non segue. Si tratta di un uomo molto abitudinario, tanto nel tram tram quotidiano come nelle sua abitudini alimentari: mangia sempre omelette alle erbe aromatiche e beve regolarmente ed unicamente limonate ghiacciate.
Il dott. Pereira è un giornalista che si occupa della pagina cultura del gionale Lisboa. È un intelletuale, appossionato di letteratura francese. Per la pagina del suo giornale si occupa di tradurre racconti di scrittori francesi, prediliggendo in modo particolari gli scrittori cattolici. In effetti Pereira è un fervente cattolico, ossessionato dall’idea della morte. Tale ossessione è ricorrente nel libro ed è probabilmente dovuta alla morte prematura della moglie per tisi. Pereira s’interroga spesso sul senso della vita e della morte per finire poi in un grande paradosso: pur essendo infatti un fervente cattolico, Pereira non crede nella rincarnazione della carne, ma solo dell’anima.
Il dott. Pereira è un uomo senza grandi ambizioni, noncurante del contesto in cui vive. È essenzialmente apolitico e privo di grandi interessi che non siano la letteratura. Durante lo svolgersi del racconto, però, in base anche agli incontri fatti, il dott. Pereira subisce una metamorfosi che lo porta ad essere un uomo nuovo. È la nascita di un’anima!.

· Monteiro Rossi
È un giovane ragazzo di origine italiana che si è appena laureato in Filosofia con una tesi sul tema della morte. Grazie alla tesi conosce Pereira che gli propone di lavorare per lui. Monteiro Rossi è un ragazzo magro e ha i capelli con un ciuffo ribelle, proprio come l’aveva Pereira da giovane. È fidanzato con Marta. Si tratta di un ragazzo allegro, vivace, ma alquanto sfacciato, soprattutto quando chiede prestiti di denaro e aiuti di vario genere a Pereira.

· Marta
È la fidanzata di Monteiro Rossi. È un’idealista, crede negli ideali della rivoluzione francese e nei suoi principi. Influenza molto Monteiro Rossi con le sue idee.

5. Forma
La prima cosa che balza agli occhi è senz’ombra di dubbio la scelta stilistica dell’autore di ripetere incessantemente la frase “Sostiene Pereira” all’interno del testo, da cui poi prende il titolo il romanzo. Tale ripetizione “ossessiva” suggerisce immediatamente l’idea di una confessione, come se il narratore stesse scrivendo sotto dettatura del personaggio. Siamo, infatti, difronte a un narratore esterno, ma sicuramente non onniscente. Il narratore si limita a racconta i fatti così come gli vengono raccontati dal pratagonista che “sostiene” di aver vissuto tali avvenimenti.
Il testo presenta dei momenti descrttivi che riguardano sia i personaggi che i luoghi. Il linguaggio usato da Tabucchi è piuttosto semplice, caratterizzato da proposizioni principalmente paratattiche che appaiono ripetutamente ostacolate dal ricorrente sostiene pereira, al quale si deve comunque riconoscere un certo effetto stilistico che fa subito nascere simpatia verso il personaggio.

III – IL BRANO SELEZIONATO
1. Contenuto
Si tratta dell’incipit del romanzo nel quale entriamo subito in contatto con il nostro personaggio e con il suo contesto. Già dalle prime righe infatti sappiamo di essere a Lisbona, in un giorno d’estate torrido ma con un cielo di un azzuro sfavillante, e poco a poco facciamo la conoscenza del dott. Pereira. Leggiamo infatti subito che si tratta di un giornalista che si occupa di cultura, più precisamente della pagina culturale del Lisboa (rr. 3-5). Proseguiamo ottenendo maggior informazioni sul personaggio:
1) Suo padre lavorava in un’agenzia di pompe funebri (rr.13-15)
2) Era vedevo, sua moglie era morta di tisi qualche anno fa (rr.15-16)
3) Era grasso, soffriva di cuore e aveva la pressione alta (rr.16-17)
Probabilmente queste prime informazioni ci permettono di capire e giustifcare la sua ossessione per la morte, della quale si parla nel brano in questione. Procedendo nel testo, scopriamo che Pereira è cattolico, ma che non riusciva a credere nella resurrezione della carne. Ossessionato dall’idea della morte, in quel giorno torrido d’estate, Pereira si mette a leggere distrattamente una rivista sulla quale trova un articolo di giornale di un tale Monterio Rossi da poco laureato in filosofia a pieni voti con una tesi sulla morte. Pereira non sa bene perché, ma comincia a ricopiarne il testo, non tutto ma solo alcune righe, più precisamente le seguenti: “il rapporto che caratterizza in modo più profondo e generale il senso del nostro essere è quello della vita con la morte, perché la limitazione della nostra esistenza mediante la morte è decisiva per la comprensione e la valutazione della vita”. Su tale riflessione si chiude il brano in questione, lasciando quindi aperto un tema di estrema delicatezza, ossia l’accettazione della morte per la comprensione della vita.
2. Forma
Dal punto di vista della forma, il nostro brano si caratterizza, come del resto l’intero romanzo, per il frequente uso del sintagma sostiene pereira, con il quale inizia il libro. Più precisamente tale sintagma (e anche solo il verbo sostenere) appare nelle prime due pagine iniziali (corrispondenti al nostro brano) ben 6 volte. Così, fin dall’inzio, il lettore ha la sensazione di trovarsi difronte a un narratore che racconta la storia del personaggio protagonista, limitandosi a riferirne i fatti. Tale idea è confermata dalle ricorrenti supposizioni avanzate dall’autore. Per esempio all’inizio del brano (rr.12-13), difronte all’impossibilità del dott. Pereira di spiegare il suo repentino bisogno di riflettere sulla morte (Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo), il narratore avanza delle possibili supposizioni contrassegnate dall’uso del futuro per esprimere incertezza (sarà perché suo padre... sarà perché sua moglie..., sarà perché lui era grasso..., rr. 13-16). Più avanti ci ritroviamo difronte alla stessa situazione. Pereira non sa dire perché si mise a ricopiare l’articolo di Monteiro Rossi, e quindi il narratore avanza delle ipotesi. Questa volta l’incertezza è sottolineata dall’uso del forse che precede tutte le ipotesi (forse perché quella rivista d’avanguardia...., forse perché quel giorno...., forse perché in quel momento..., forse per poter buttare...rr.45-52).

III – L’AUTORE
1. Antonio Tabucchi
Antonio Tabucchi è nato a Pisa il 24 settembre del 1943 ed è il maggiore esperto e traduttore italiano delle opere dello scrittore portoghese Fernando Pessoa. Tabucchi è uno degli scrittori italiani apprezzati anche all’estero, come testimonia il premio Prix Médicis vinto in Francia dal suo romanzo “Notturno indiano” e i riconoscimenti di “Ordine Do Infante Dom Herique”, assegnatogli dalla Repubblica portoghese, e quello di “Chevalier des Arts et des Lettres” dal Governo francese.E’ uno scrittore molto prolifico, e diverse sue opere sono diventati film, come “Il filo dell’orizzonte”, del 1986 e portato al cinema dal regista portoghese Fernando Lopez.Il suo romanzo più celebre è proprio “Sostiene Pereira”, vincitore dei premi Jean Monnet per la Letteratura Europea, Super Campiello e Scanno. Inoltre, nel 1995, Roberto Faenza lo trasforma in film, affidando il ruolo del protagonista, a uno dei più grandi attori italiani di tutti i tempi: Marcello Mastroianni.

IV – AMPLIAMENTI
1. Il film
Si tratta di una co-produzione Italia-Francia-Portogallo per la regia di Roberto Faenza. È un film del 1995 che vanta la presenza di un cast di eccezione, con personaggi quali Marcello Mastroianni, Nicoletta Braschi, Stefano Dionisi etc. Il film è abbastanza fedele al libro. Lo stesso Tabucchi ne ha voluto curare la sceneggiatura insieme a Vecchio e Faenza. Tutta la scelta del cast è molto valida, partendo dal protagonista, Marcello Mastroianni, che ha saputo interpretare alla perfezione il ruolo di Pereira.
Roberto Faenza, partendo dal romanzo di Tabucchi, riprende il tema a lui caro della morte e della violenza che ogni regime dittatoriale porta con sé.

V – CONCLUSIONE:
Un libro estremamente interessante, tanto dal punto storico come letterario. Vengono trattati temi di spessore quali la morte, l’amore, la libertà, la coscienza e la violenza sotto i regimi dittatoriali. Si tratta di un romanzo esistenziale che ci permette di assistere al risveglio di un’anima. In una delle tante recensioni del romanzo ho letto che forse Pereira siamo un po’ tutti noi, ricordandoci che bisogna sempre trovare il la forza e il coraggio per esprimere le proprie convinzioni.
Ascolta un'intervista ad Antonio Tabucchi che parla di Sostiene Pereira: http://www.scrittoriperunanno.rai.it/scrittori.asp?videoId=116&currentId=8

domenica 14 febbraio 2010

Paolo Maldini

Il capitano rossonero contestato dagli ultrà

Maldini amaro: «Che brutto il silenzio del Milan»

«La società non si è ancora dissociata, pensavo che un suo atto pubblico fosse dovuto»


Paolo Maldini, quello che è accaduto domenica, in occa­sione del suo addio a San Si­ro, è davvero stupefacente.«In effetti. Uno pensa di ave­re visto tutto e invece...».

Amareggiato? «È stata una domenica sur­reale. Così bella all’inizio, con lo stadio pieno. Davvero stu­pendo. Poi però c’è stata quel­la bravata di 100-200 persone che non va sopravvalutata ma che non deve neppure passare sotto silenzio. Io ho sbagliato, ho offeso i contestatori con un gesto istintivo e tante parolac­ce. Me ne assumo la responsa­bilità. Però l’ho fatto per reagi­re contro una cosa organizza­ta, preparata e pensata senza che io potessi rispondere. Pur­troppo, questo è il calcio in Ita­lia ».

Lei non ha un grande fee­ling con gli ultrà.«È vero. Non ho mai cercato un rapporto con loro ma non l’ho fatto per snobismo. È che ho sempre puntato sulle mie forze, cercando di meritarmi tutto sul campo: il rispetto dei miei tifosi e quello del mondo del calcio. Per il cognome che porto mi sono sempre dovuto fare un mazzo così. Nessuno mi ha mai regalato niente».

Perché invece tanti calcia­tori hanno rapporti privile­giati con le curve?«Ti avvicini a loro perché ti senti più protetto. Ti fanno i cori a favore, ti fanno gli stri­scioni. Ma sa qual è stata la persona che ha rafforzato le mie convinzioni? Franco Bare­si. Mi ripeteva: fai tutto in cam­po, non cercare aiuti esterni. Ero capitano da 6 mesi e già mi contestavano: Maldini non sei degno di essere capitano».

Ma cos’è successo esatta­mente tra lei e gli ultrà?«Da quello che alcuni di lo­ro sono andati a dire in tv, io gli avrei dato dei pezzenti ma una parola del genere non ap­partiene al mio vocabolario. In tutti questi anni ci sono stati soltanto due motivi di frizio­ne. Nel 2005, di ritorno dalla fi­nale di Istanbul, all’aeroporto mi si avvicina uno di vent’an­ni e mi dice: ci dovete chiede­re scusa. Cosa? Io gioco da vent’anni e devo chiedere scu­sa a un ragazzino dopo una fi­nale perduta ma dominata sul piano dello spettacolo? Ma sia­mo matti?».

L’altro episodio? «Supercoppa europea di Montecarlo contro il Siviglia, nel 2007. In curva stavano tut­ti zitti, volevano picchiare chi provava a tifare. Non so cosa li spingesse a non tifare, se que­stioni economiche o di potere. Allora io, in un’intervista, dis­si: la squadra non è contenta, San Siro per il Milan è uno sta­dio magico ma sta perdendo la sua magia. Giancarlo, uno dei capi, dice che l’ho chiama­to per chiedere scusa ma non è vero: non ho neppure il suo numero di telefono. Abbiamo chiarito tutto un giorno: li ho incontrati per strada, è stato un confronto pacato».

Dopo quello che è succes­so non sarebbe il caso di un nuovo chiarimento?«Io sono a posto così. Non devo chiarire niente con nessu­no ».

Accetterebbe delle scuse? «Per carità. Le scuse non le voglio».

Quali sono i messaggi di solidarietà che le hanno fatto più piacere?«Esclusi quelli provenienti dal mio ambiente e dalla mia famiglia, e già facciamo un centinaio di persone, ne potrei citare tanti. Platini, che mi ha mandato una lettera bellissi­ma prima della partita; Frey, che mi ha detto che la festa me la fa lui domenica; De Biasi, un allenatore che conosco poco; Ciro Ferrara, che avrà avuto an­che i cavoli suoi; Fiorello, che è pure interista. E poi Stefano Borgonovo, Meneghin, Panca­ro, Javier Zanetti, Serena, Al­bertini... Comunque c’è un pa­radosso...».

E quale sarebbe? «Lo striscione affettuoso che mi ha dedicato la curva dell’Inter nell’ultimo derby e quello di domenica della cur­va del Milan».

Ma è vero che ha litigato con Leonardo?«Ridicolo. Lui mi ha detto in un orecchio di lasciare per­dere e io gli ho risposto che non ci pensavo nemmeno, che un uomo deve essere un uo­mo fino in fondo. Quando ci è stato riferito che secondo alcu­ni avremmo litigato, ci siamo messi a ridere».

Paolo, c’è ancora amarezza dentro di lei?«Devo dire che, pur essen­do passate più di 48 ore da quell'episodio, la società non ha ancora preso posizione. Il Milan avrebbe anche potuto dissociarsi e invece non l'ha fatto».

Chi sarebbe dovuto interve­nire? Berlusconi? Galliani? «Il presidente l'ho visto un minuto... Galliani gira con la scorta... Bastava un dirigente qualsiasi. Pensavo che una pre­sa di posizione pubblica fosse dovuta».


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lunedì 14 dicembre 2009

Ieri, oggi e domani


Ieri, oggi e domani


Ieri, oggi, domani è un film del 1963, diretto da Vittorio De Sica, vincitore dell'Oscar al miglior film straniero nel 1965.
Il film è articolato in 3 episodi, ambientati in 3 grandi città italiane (
Napoli, Roma e Milano) tutti interpretati dalla coppia Sophia Loren - Marcello Mastroianni, diretti dal maestro Vittorio De Sica, su soggetti scritti da tre grandi autori della cultura italiana.
Il primo episodio, intitolato Adelina è stato scritto da
Eduardo De Filippo. La vicenda, realmente accaduta, ambientata a Napoli nel quartiere di Forcella, è quella di una venditrice abusiva di sigarette, Adelina Sbaratti nel film, che, per non essere arrestata, ricorre ad una lunga serie di maternità. Il carcere sarà evitato fino a quando il marito Carmine non cederà sessualmente a tutta questa lunga serie di maternità. L'ispirazione nasce dalla storia vera della contrabbandiera napoletana Concetta Muccardi, che per non andare in carcere rimase incinta 19 volte, 7 delle quali finita con la nascita di figli. Continuò il suo "mestiere" di venditrice di sigarette di contrabbando fino alla morte, avvenuta il 21 novembre del 2001 all'età di 78 anni.
Il secondo episodio, intitolato Anna è stato scritto da
Alberto Moravia ed è espressione cinematografica, in chiave sarcastica, di quella spietata critica alla società borghese italiana che è uno degli elementi caratterizzanti dell'opera dello scrittore romano. Narra di una ricca signora milanese che intrattiene una tresca amorosa con un uomo di modeste condizioni, quasi per cercare un'evasione dal suo arido mondo. Basterà, però, un banale incidente perché la reazione di Anna riveli il vero valore di questo rapporto pseudo-amoroso.
Il terzo episodio, intitolato Mara , è stato scritto da
Cesare Zavattini e ci propone una splendida squillo che abita a Roma accanto alla terrazza di un seminarista che si invaghisce di lei. Mara sta al gioco ma si accorge di aver fatto un errore quando il seminarista minaccerà di abbandonare gli studi per provare fino in fondo le gioie della vita secolare. L'episodio è reso celebre dalla scena cult dello spogliarello di Mara (Sophia Loren), accompagnato dalle note di Abat-jour (Salomé), sotto gli occhi di un famelico Mastroianni, nei panni di un cliente bolognese. La indimenticabile scena sarà riproposta in Prêt-à-Porter di Robert Altman trent'anni dopo, in chiave ironica, da una Loren sempre affascinante e da un Mastroianni che stavolta finisce per addormentarsi. Lo stesso, altrettanto celeberrimo, spogliarello di Kim Basinger in 9 settimane e ½ ha ben più di un punto di contatto con questa scena.

LINK UTILI

http://www.youtube.com/watch?v=WJfJED8LxkY&feature=related

http://www.archivio.raiuno.rai.it/schede/9000/900015.htm

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=11612

http://www.filmscoop.it/film_al_cinema/ierioggiedomani.asp

domenica 15 novembre 2009

Rugby


Intervista ad Alessandro Troncon
Come diventare campioni di rugby

Un ex mediano di mischia molto conosciuto anche a livello internazionale attualmente assistente allenatore del nuovo C.T. della Nazionale italiana Nick Mallet. Nato nel 1973 a Treviso ha avuto una bellissima carriera: dopo aver giocato nella Benetton Treviso, si trasferisce in Francia per giocare con il Clermont-Auvergne dove, nel corso della Coppa del Mondo di Rugby del 2007, raggiunge il tetto di 100 incontri internazionali entrando così in un gruppo ristretto di giocatori tra i quali George Gregan e Jason Leonard. Un grande giocatore, un uomo forte e appassionato del rugby ma anche una persona sensibile che ha voluto prestare la propria immagine in difesa dei bambini meno fortunati: Alessandro Troncon!

Com’è avvenuto il tuo avvicinamento al rugby?In precedenza praticavi altri sport?
Ho cominciato a cinque anni e mezzo perché mio padre giocava a rugby e, andando a vedere le sue partite il sabato e la domenica, ho voluto iniziare a praticare questo tipo di sport dal quale poi non mi sono più allontanato.
Esistono delle caratteristiche fisiche particolari per praticare con successo questo tipo di sport?

Il rugby è uno sport molto bello perché va bene per tutti ed è adatto a tutti i tipi di fisici. Diventare un rugbista ad alto livello, però, non è semplice ma la cosa più importante fin dall’inizio, secondo me, è giocare a rugby perché è uno sport educativo, divertente e di aggregazione che trasmette dei valori forti. Iniziare a praticare una particolare disciplina sportiva pensando già al successo e alla carriera non è l’approccio giusto!
Quando hai capito di avere talento?
A me è sempre piaciuto giocare a rugby e l’ho sempre fatto con il massimo impegno. Di conseguenza tutte le cose sono venute un po’ alla volta senza averle cercate per forza ma sempre dando importanza prima di tutto al piacere che provavo nel praticare questo tipo di sport e con l’impegno giusto. Potevo anche avere delle particolari doti ma, prima di tutto il divertimento, mi ha aiutato molto.
Sei stato uno dei più forti mediani di mischia del rugby italiano. Vuoi spiegarci tecnicamente di cosa si tratta?
Il mio ruolo era quello di regista e, in termini cestistici, di "play maker" di apertura, insieme al mediano, di una squadra di rugby. Gestivo il ruolo degli avanzi della mischia e organizzavo, durante una partita, i giocatori stessi all’interno del campo. E’ un ruolo molto importante da “leader” perché gestisce, a livello tecnico e tattico, l’andamento di una partita.
Lo sport significa disciplina e responsabilità, crescita individuale, disponibilità al sacrificio e solidarietà, raggiungimento degli obiettivi. Spesso lo si definisce una vera e propria scuola di vita. Per te è stato così?
Si, assolutamente. Lo sport deve essere considerato una scuola di vita perché è un momento di aggregazione e ti insegna a convivere con altre persone. In più lo sport, come la vita stessa, ha precise regole da cui non si può prescindere e che vanno rispettate, come anche va portato riguardo alle figure che stanno al di sopra di te come, per esempio, al tuo allenatore.
In ogni caso lo sport, alla base, deve essere divertimento e piacere!
Sei anche impegnato in attività sociali: fai parte del gruppo di atleti azzurri testimonial del ramo italiano dell’associazione di volontariato SOS Villaggi dei Bambini ONLUS, che si occupa del sostegno all’infanzia disagiata. Vuoi spiegarci meglio in che cosa consiste tale attività?

E’ un’attività importante che consiste nell’offrire la mia immagine a varie associazioni benefiche. Sono testimonial non solo di SOS Villaggi dei Bambini ma anche di INTERVITA, una Onlus che si occupa dello sfruttamento sessuale dei minorenni.
La tua carriera sportiva è stata costellata di successi e particolarmente longeva. Quanto può durare in media la carriera di un rugbista?
La carriera di un rugbista dura in media 12 o 16 anni. La longevità di una carriera dipende anche dal ruolo stesso di un rugbista. Con il passare del tempo e con l’evoluzione di questo sport la carriera dura meno perché il rugby ad alto livello è diventato uno sport piuttosto logorante e in media adesso la carriera penso che possa durare 10/12 anni.
Terminata l’attività agonistica, dal 2008 sei l’assistente allenatore del nuovo C.T. della Nazionale italiana, il sudafricano Nick Mallett. Cosa significa passare “dall’altra parte”?

Ci sono sicuramente dei cambiamenti radicali perché vivi questo sport in maniera diversa. Sei molto più analitico, più riflessivo e meno istintivo ed emotivo. E’ cambiata la mia funzione e anche il rapporto con gli stessi giocatori con i quali avevo vissuto anche dei momenti forti: da loro compagno, infatti, sono diventato il loro allenatore. All’inizio è stato un po’ difficile ma adesso sicuramente ho preso l’abitudine e devo dire anche che mi piace.
Ti piaci, quindi, più allenatore o più giocatore?
Sicuramente giocatore perché il rugby, come tutti gli sport, va giocato. Però, secondo me, ad un certo punto un buon giocatore deve rendersi conto che è ora di smettere perché tutte le cose hanno un inizio e una fine. La forza di un giocatore sta proprio nel riconoscere che probabilmente è arrivata la sua fine dal punto di vista agonistico. Io, in questo senso, sono stato fortunato! Sicuramente mi dispiace non giocare più ma è ora che giochino altri rugbisti. Sono molto contento di essere diventato allenatore anche se praticare uno sport è una cosa unica!
A che età un bambino può iniziare con i corsi di minirugby? Quali sono le difficoltà iniziali?

Difficoltà particolari non ce ne sono. Ci sono, più che altro, difficoltà logistiche perché non in tutta Italia ci sono posti dove poter avvicinarsi a questo sport anche se in realtà il rugby, negli ultimi anni, è cresciuto a livello esponenziale perché c’è stato un avvicinamento molto importante a questa disciplina. Altre difficoltà non ce ne sono in realtà perché il rugby è uno sport adatto a tutti, bambini e ragazzi.
Per quanto riguarda l’età, non ci sono veri vincoli in questo senso: io ho iniziato a cinque anni e mezzo e so che ci sono diverse categorie (under 7, under 9, under 11). Il minirugby è sicuramente uno stare insieme, un divertimento e un passarsi la palla più che una vera disciplina: un divertimento, quindi, adatto a tutti i bambini e inizialmente anche alle bambine. Quindi già dai 6 anni tutti i bambini possono avvicinarsi a questa disciplina!
Da grande campione quale sei stato, che consiglio daresti ai bambini che hanno scelto di praticare il rugby e che vorrebbero, un giorno, poter eguagliare i tuoi successi? A tutti i bambini che vorrebbero fare i rugbisti come me io consiglio di praticare questo sport in maniera naturale e con passione come si fanno tutte le cose che ci piacciono. All’inizio non si può sicuramente prevedere di diventare giocatori affermati e, quindi, bisogna praticare il rugby per divertimento e per passione. Poi, se le cose devono arrivare, arrivano. Giocare a rugby si fa per puro piacere, come tutti gli sport!



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lunedì 12 ottobre 2009

Dante Alighieri a fumetti

Canto VII dell'inferno. Versione a fumetti della Divina Commedia di Marcello Toninelli.

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APPUNTI SUL BRANO

La Divina Commedia è un poema di Dante Alighieri composto nel 1300, scritto in terzine di versi, in lingua volgare toscana. È una delle più importanti testimonianze della civiltà medievale e una delle più grandi opere della letteratura universale, conosciuta e studiata in tutto il mondo. Il poema è diviso in tre parti, chiamate cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso), ognuna delle quali è composta da 33 canti. Ogni canto va da 115 a 160 versi, quindi l’intera opera conta più di 14.000 versi (è più lunga di opere quali l’Eneide di Virgilio e l’Odissea di Omero). Il poeta narra di un viaggio attraverso i tre regni ultraterreni, accompagnato nei primi due dal grande poeta Virgilio e nell’ultimo da Beatrice, la donna amata da Dante e morta molto giovane. L’italiano di Dante è complesso, ma la difficoltà della lettura della Divina Commedia sta soprattutto nel riferimento continuo a fatti e personaggi del Trecento, alla mitlogia, filosofia, letteratura classica, alla Bibbia e alla teologia cristiana.
L’Inferno è la prima delle tre cantiche, le successive sono il Purgatorio e il Paradiso. L’ordinamento delle pena nell’Inferno prefigura una gerarchia del male basata sull’uso della ragione. I peccatori più "vicini" a Dio e alla luce, posti cioè nei primi più vasti gironi, sono gli incontinenti, quelli cioè che hanno fatto il minor uso della ragione nel peccare. Seguono i violenti, che a loro volta sono stati accecati dalla passione, sebbene a un livello di intelligenza maggiore dei primi. Gli ultimi sono i fraudolenti e i traditori, che hanno invece sapientemente voluto e realizzato il male (vedi gli schemi sull’inferno presentati in classe). Tutti i peccatori hanno una caratteristica comune: percepiscono la lontananza da Dio come la pena maggiore.

IL FUMETTO
Il fumetto analizzato in classe presenta il Canto VII della Divina Commedia, più precisamente l’arrivo di Dante e Virgilio nel quarto cerchio, dove sono puniti gli avari e i prodighi. L’idea di presentare la Divina Commedia a fumetti è di Marcello Toninelli, che esordisce nel 1969 proprio pubblicando una rivisitazione, in chiave umoristica e moderna, del grande capolavoro dantesco sulla rivista Off Side.
Per un più facile commento, possiamo dividere il testo studiato in due parti: nella prima parte, che corrisponde alle prime due strisce del fumetto, Dante e Virgilio arrivano nel quarto cerchio e si rivolgono a Pluto (demone custode del cerchio e dio della ricchezza) per potervi accedere. Una volta dentro Virgilio presenta a Dante i peccatori di questo cerchio, gli avari e i prodighi, e la loro punizione, secondo il criterio della legge del contrappasso. Infatti gli avari e i prodighi sono costretti a spingere per l’eternità pesanti macigni, il cui peso è direttamente proporzionale alle ricchezze accumulate in vita. I peccatori spingono i macigni fino al momento in cui si scontrano (perché girono in senso opposto) e allora cominciano a insultarsi a vicenda per ricordarsi per sempre il peccato di cui sono stati colpevoli in vita (poi ripartono in senso opposto fino a che non si scontrano nuovamente e così per l’eternità). In queste prime due strisce del fumetto, l’effetto comico è garantito dalla figura di Virgilio (ex. viene picchiato da Pluto quando cerca di entrare nel cerchio).
Nelle ultime due strisce del fumetto i personaggi diventano quattro perché, oltre a Dante e Virgilio, appaiono anche due dannati, un avaro e un prodigo, intenti ad insultarsi dopo essersi scontrati con i loro rispettivi massi. Si tratta della parte più comica del fumetto, non solo per la scelta che l’autore fà degli insulti che i due dannati si scambiano, ma anche per l’idea, molto originale e riuscita, di far sì che Virgilio venga schiacciato tra i macigni.
Per concludere possiamo dire che l’autore del fumetto è rimasto abbastanza fedele al testo originale di partenza, ma ha apportato alcune modifiche necessarie per poter dare un effetto comico ed ironico al brano e per poter adattare i versi al fumetto. Nello specifico, possiamo affermare che condensa l’aspetto comico del testo nella figura di Virgilio (viene picchiato da Pluto e rimane schiacciato dai sassi) e soprattutto nell’uso della lingua. Ritroviamo infatti una serie di espressioni ironiche che mirano volutamente a far rider il lettore (per esempio guarda dove metti i massi, guidatore della domenica, etc. etc.), oltre ad una serie di espressioni moderne (come per esempio avere le mani bucate). Dal punto di vista della lingua, inoltre, possiamo notare anche un particolare e attentissimo uso della punteggiatura, soprattuto delle esclamazioni (tipiche del fumetto) e un diffuso uso delle onomatopee che contribuiscono a rafforzare l’effetto comico in quanto suggeriscono i rumori prodotti dagli avvenimenti (anche le onomatopee sono tipiche del genere del fumetto e normalmente vengono presentate con un carattere diverso da quello dei baloon).
Se teniamo presente che la Divina Commedia è stata scritta in volgare toscano del 1300, ci possiamo rendere conto ancora di più del grande lavoro di rivisitazione e riscrittura operato dal Toninelli.